In questo articolo, la scelta porta verso un viaggio differente.
Apparentemente la canzone di Bennato sembra una favola ma in realtà è un percorso di profonda ristrutturazione interiore.
“L’isola che non c’è” è il brano che descrive il dialogo e il conflitto tra la rigidità della mente logica (la “ragione” che stringe la presa) e il bisogno ancestrale di ritrovare se stessi, muovendosi tra il giudizio della realtà esterna e la necessità di ascoltare la nostra verità interiore ed emotiva.
E, d’altronde, questo Album del 1980, dal titolo “Sono solo canzonette” poteva non essere menzionato in questa rubrica?
🧭 Le coordinate dell’inizio: La direzione e l’autonomia
“Seconda stella a destra / Questo è il cammino / E poi dritto fino al mattino / Poi la strada la trovi da te / Porta all’isola che non c’è”
Iniziare un percorso di ricerca interiore richiede sempre un punto di partenza, una direzione di massima che ci orienti quando ci sentiamo smarriti. Questi versi offrono una mappa poetica: una stella da seguire e la necessità di camminare “fino al mattino” accettando, cioè, di attraversare la notte delle nostre zone d’ombra.
Ma il vero nucleo di questa apertura sta in quel “Poi la strada la trovi da te“.
Non esistono strade già tracciate da altri: si può ricevere un orientamento nel buio, ma la forza, il passo giusto e la rotta finale appartengono interamente a noi.
L’isola non è un luogo geografico ma la riscoperta della propria bussola interna.
🧠 ➔ 🗺️ Il conflitto tra la “Ragione” e la verità interiore
“Forse questo ti sembrerà strano / Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano / Ed ora sei quasi convinto che / Non può esistere un’isola che non c’è”
La “ragione che prende la mano” rappresenta quella sovrastruttura mentale, fatta di doveri, aspettative e difese razionali, che finisce per sostituirsi al nostro sentire profondo.
Accorgersi che la logica ha condizionato la nostra vita significa rendersi conto di aver anestetizzato i desideri più autentici. I doverismi ci hanno quasi convinto che non esista un’isola in cui ritrovare noi stessi.
Riprendere in mano il timone della propria esistenza significa proprio questo: trovare il coraggio di uscire da quella convinzione ed ammettere che la mente razionale non basti a mappare i territori del cuore e delle nostre emozioni profonde.
Spesso ci adattiamo alla logica per sicurezza e protezione ma la vera svolta avviene quando decidiamo di andare oltre le certezze della testa per rimetterci in viaggio e cercare la nostra isola.
⚖️ La ridefinizione della “saggezza” e della “maturità”
“E a pensarci che pazzia / È una favola o è solo fantasia / E chi è saggio, chi è maturo lo sa / Non può esistere nella realtà”
L’uso dei termini “saggio” e “maturo” in questi versi nasconde una sottile provocazione.
Nel nostro percorso, incontriamo spesso chi, forte della propria presunta saggezza, definisce “favola o fantasia” l’idea che esista quell’isola che cerchiamo davvero.
Solo a pensarci sembra una “pazzia” per chi ha semplicemente scelto una strada diversa e, identificando la “maturità” con il disincanto, tende a voler uniformare lo sguardo sul mondo circostante.
Riconoscere il loro punto di vista significa lasciare gli altri liberi nelle proprie convinzioni ma concedere a noi stessi la libertà di continuare a cercarsi.
🏝️ L’oasi interiore e il paradosso della realtà
“Son d’accordo che non c’è / Ma questo non vuol dire che / Non esista quel posto in cui / Non ci son santi né eroi / E niente ladri e niente guerre / E se non ci son ladri / Se non c’è mai la guerra / Forse è proprio l’isola / Che non c’è… che non c’è”
Bennato qui tocca un paradosso profondo: se in un luogo non ci sono ladri e non c’è la guerra, allora, quel luogo è solo un’illusione.
Chi ritiene questo spazio impossibile è proprio perché ritiene che tutto possa esistere solo tra conflitti e difese.
Mentre la ricerca dell’isola (anche ammettendo che non ci sia) diventa il desiderio di trovare un’oasi essenziale: uno spazio in cui non ci sono ruoli da interpretare (“santi né eroi”), dove cessa il conflitto (“la guerra”) e dove nessuno può sottrarci valore (“ladri”).
È la faticosa ma necessaria ricerca di una dimensione interiore, l’unica in cui possiamo finalmente concederci il permesso di essere noi stessi, nonostante tutto.
🛣️ La strada che si trova da sé (L’autodeterminazione)
“Seconda stella a destra / Questo è il cammino / E poi dritto fino al mattino / Poi la strada la trovi da te / Porta all’isola che non c’è”
In questo passaggio si evidenzia l’autodeterminazione di procedere nel percorso, seguire la seconda stella a destra, il proprio cammino e di andare dritto fino al mattino.
Questo significa decidere di non prestare ascolto alle voci di chi ci circonda e ripete che è pura follia credere a un’isola che non c’è.
La forza dell’autodeterminazione sta proprio in quel “poi la strada la trovi da te”, una strada che porta esattamente a quell’isola, consapevoli che la rotta finale per ritrovare se stessi appartenga soltanto a noi.
🛡️ La fedeltà a se stessi e la “Pazzia” del rinunciatore
“E ti prendono in giro / Se continui a cercarla / Ma non darti per vinto perché / Chi ci ha già rinunciato / E ti ride alle spalle / Forse è ancora più pazzo di te”
In questi versi emerge con forza un invito a non fermarsi e a non arrendersi, anche se gli altri continuano a prenderti in giro perché tu continui a cercare la tua isola (che non c’è).
L’emozione del brano sta nel modo in cui Bennato ribalta il significato della parola “pazzia”: dice di “non darti per vinto”, perché chi “ci ha già rinunciato” e “ti ride alle spalle“, forse è ancora più pazzo di te.
La vera pazzia è, anzi, la SUA scelta: quella di aver spento i propri sogni e i propri desideri per paura, conformismo o stanchezza.
E di aver, così, smesso di cercare o anche solo DESIDERARE quell’isola.
❤️
Riflessione:
“Se smettessi di considerare i miei sogni e il mio bisogno di trovare “un’isola che non c’è” come una ‘pazzia’ o un’illusione infantile, quale direzione interiore potrei riprendere a seguire oggi, lasciando che la ragione smetta di prendermi la mano?”
